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Il Blog di Alessandro Riccardi
  • 28 Mag 2017

    47 metri – recensione

    47metri

    Due sorelle giovani e belle (rima involontaria), durante una vacanza in Messico decidono di vivere un’avventura straordinaria: chiuse in una gabbia a 5 metri di profondità per osservare gli squali.
    All’inizio tutto è bellissimo, poi qualcosa va storto, l’argano si rompe e la gabbia precipita a 47 metri di profondità. Solo un’ora di ossigeno e un gruppo di squali, precedentemente attirati con la pastura, che non vedono l’ora di mettere qualcosa sotto i denti.

    Il film non parte gran che bene, un po’ come tutti i film strutturati in questo modo, con l’unica eccezione di Buried.
    Fondamentalmente all’inizio non te ne frega gran che dei sentimenti dei personaggi, né del motivo per cui sono lì in vacanza, ma vuoi andare alla ciccia dell’azione, quando le cose cominciano ad accadere.
    Il problema è che la stessa cosa pare l’abbiano pensata anche sceneggiatori e regista. Dialoghi un po’ sciocchi, scene non girate benissimo, la partecipazione di Matthew Modine totalmente inutile, se non per il nome da cartellone.

    Poi la gabbia scende sott’acqua e il ritmo cambia drasticamente. La regia diventa improvvisamente attenta e sincopata. La sceneggiatura non perde un colpo. Le due interpreti, Mandy Moore e Claire Holt, sono davvero credibili.
    In diversi momenti ho fatto dei salti sulla poltrona del cinema come non mi capitava da tempo. Tutto quello che succede è giustificato, sensato. I personaggi si muovono come una persona normalmente intelligente farebbe, rendendo le situazioni davvero terribili e aiutando il pubblico ad immedesimarsi.

    Insomma è un film che vale la pena vedere… ma munitevi di una bombola d’ossigeno, perché a me ad un certo punto cominciava a mancare il fiato!

  • 24 Mag 2017

    Sette minuti dopo la mezzanotte – recensione

    sette minuti dopo mezzanotte

    Sono andato al cinema dopo aver intravisto il trailer una sola volta e senza conoscere nulla della storia. Mi sono semplicemente fidato di J.A.Bayona, il regista spagnolo di The Orphanage, uno dei miei film preferiti.
    Non sono pentito.

    Sette minuti dopo la mezzanotte è uno splendido romanzo di formazione, drammatico, intenso e originale.
    Conor, il giovanissimo protagonista della pellicola, è un ragazzino solo e arrabbiato, che subisce costantemente il maltrattamento dei bulli e la condiscendenza degli insegnanti. La madre è malata, lotta contro un cancro, e non riesce più ad occuparsi di lui.
    La nonna, una donna fredda e scostante, subentra nella vita del piccolo Conor e lo porta a vivere in casa con lei.
    Nessuno sa che ogni notte, sette minuti dopo la mezzanotte, un mostro va a trovare Conor.
    Ma non è quel che sembra.

    Non racconto oltre perché vi toglierei il gusto della visione.
    La storia è semplice e credibile, nonostante l’elemento fantastico. I personaggi sono tagliati bene: madre amorevole e dolce, nonna fredda ma pratica e realista, padre assente che vive in un altro continente e, in definitiva, pure un po’ stronzo. E poi il mostro.
    La prima immagine dell’arrivo del mostro (un albero di faggio che si trasforma in un gigante di legno) è davvero favolosa, una delle più suggestive che abbia visto. All’inizio sembra pericoloso, ma qualcosa non torna…

    La mano di Bayona nel creare e gestire la tensione è portentosa. E con la stessa mano racconta drammi e sentimenti come in pochi sanno fare.

    Andate a vedere questo film, non ve ne pentirete. Ma preparate i fazzoletti.

  • 14 Mag 2017

    Non è un regista… ma tanto è famoso.

    turandot

    Noi che ci occupiamo di cinema e di comunicazione spendiamo un sacco di tempo a far capire agli altri (a tutti gli altri) che il nostro è un mestiere, fatto di studio, impegno, esperienza, investimenti sulla propria formazione.
    Faccio un’enorme fatica a spiegare ad un’azienda il valore della creatività e della regia. Il valore dello studio e delle capacità che servono per uno dei lavori più belli ma anche più difficili che esistano.

    A sputare sopra a questa fatica sono gli atteggiamenti spesso proprio delle istituzioni e dei vertici del mondo dello spettacolo. Quelli convinti che una persona per il semplice fatto di essere conosciuta, possa fare qualunque cosa.
    Modelle note più per le proprie forme che per le capacità diventano attrici protagoniste di serie tv. Il tizio simpatico che lavora come inviato di uno show televisivo, diventa un attore di punta e scrittore di successo. Lo scrittore davvero poco capace che per un puro caso ha avuto un libro di successo, improvvisamente diventa regista quotato di grossi flop.
    Spesso si tratta di meteore, ma contribuiscono ad alimentare una mentalità.

    Non sei un regista o un attore se non sei famoso. Ma chi è famoso per altro, può fare anche l’attore o il regista.

    “Alfonso Signorini debutta alla regia con Turandot”. Ho letto questo articolo stamattina appena sveglio e mi è subito venuta voglia di tornare a dormire.

    Non ho niente contro Signorini, davvero nulla. Non è una questione personale.
    Quello che mi fa venire i nervi è il pensiero di quanti, come noi, si affaticano a fare gavetta, ad imparare il mestiere lavorando gratuitamente, risparmiano i soldi di una vacanza per pagarsi un cortometraggio con cui fare palestra.
    Signorini non ha mai fatto regia e non critico la decisione di cominciare, il suo averne voglia. Se stesse portando uno spettacolo ad un teatro off non avrei nulla da dire. Se stesse dirigendo un cortometraggio men che meno. È scandaloso però che possa esordire addirittura con una grossa produzione lirica.

    Voi lo vorreste Gabriel Garko a giocare come attaccante nella vostra squadra del cuore?
    Insomma, è un nome noto, la cosa farebbe scalpore. È bello alto ed è indubbiamente in forma nonostante l’età.
    Credo di conoscere le risposta e anche la motivazione: Garko a pallone non sa giocare al livello da stare in serie A.
    Avete perfettamente ragione, è giusto che ci teniate al risultato della squadra del cuore.

    Chissà perché, invece, dei risultato di uno spettacolo pare non interessi niente a nessuno.

  • 12 Mag 2017

    Cercasi produttore disperatamente – 2 al prezzo di 1!

    cercasi produttore disperatamente

    Quest’oggi, signori e signore, vi offro una possibilità davvero imperdibile: ben 2 “cercasi produttore disperatamente” in un solo post! I commenti in corsivo tra parentesi sono i miei.

    Numero 1 – il “finto” giallo

    Salve, Sono un’aspirante regista (apprezzo sempre molto quando a “un” si aggiunge l’apostrofo. La dice lunga sulle qualità dello scrittore…) alla ricerca di un produttore che mi possa aiutare a realizzare una sceneggiatura che ho scritto (certo, noi questo facciamo, aiutiamo gli aspiranti registi a fare un primo film. Abbiamo questa esigenza di aiutare la gente a realizzare i propri sogni che ci impedisce di dormire la notte. Tanto che ci frega, siamo tutti ricchi di famiglia, no?) (un “finto” giallo). (“finto” nel senso che sembra un giallo ma in realtà è una commedia? O nel senso che sembra un giallo ma in realtà è una stronzata?)

    Vi ho contattato perché credo potreste essere interessati alla storia che voglio raccontare, mi pare che l’idea al suo interno possa inserirsi nella Vostra linea editoriale e produttiva. (devo dire che la maggior parte di quelli che ci scrivono non dedicano neanche 2 minuti a capire se il film possa andare bene per noi oppure no. Quindi un punto per lui, anche se qualcosa mi dice che questa email sia un copia/incolla inviato a tutti… e devo dire che quel “l’idea al suo interno” mi lascia un pochino perplesso…)

    Ovviamente sto provando a contattare anche altre case di produzione, piccole e grandi, dato che questo film lo voglio fare (il concetto è “sbrigati che potresti perdere il capolavoro”!) (ci credo, e credo sia la storia giusta da portare avanti) (meno male, perché se non ci credevi manco tu era davvero un problema), ma spero possiate essere interessati a leggere quanto ho fatto finora, attendo una Vostra cordiale risposta prima di allegarvi: soggetto, sceneggiatura, scaletta di luoghi e personaggi.
    (e chiude così, senza manco due righe sulla storia. Dovendo quindi giudicare solo da come è scritta la mail, direi “ma anche no”)

    Numero 2 – il thriller a tinte forti ma anche comico

    Salve, mi chiamo …… ho scritto di mio pugno (“di mio pugno” nel senso che l’hai scritta proprio tu? Meno male, altrimenti era plagio. O forse la intendevi nell’accezione letterale e quindi l’hai scritta a mano?) una sceneggiatura intitolata: “……………..”. Si tratta di un thriller a tinte forti, ma con numerose scene leggere, a volte anche comiche; io e un mio amico attore stiamo cercando un produttore per poterlo realizzare. (E qui l’amico attore cosa c’entra?) Saremmo entusiasti per una nostra eventuale collaborazione. (Quindi sarebbe un film che vi fate tra amici coi soldi miei? Ah già, noi siamo ricchi di famiglia…)
    (e anche questo decide di chiudere senza manco una riga sulla storia. Ma che cos’è, va di moda?!)

  • 10 Mag 2017

    Quando le cose vanno male, c’è sempre un motivo

    Alitalia - passeggero da solo
    Negli ultimi dieci anni ho viaggiato parecchio, gran parte delle volte in aereo.
    Solitamente prediligo le compagnie low cost, con cui ho avuto ottime esperienze. Di tanto in tanto, però, anche per campanilismo, mi sono detto che alla prima occasione, a parità di prezzo o se la differenza fosse stata poca, avrei voluto volare con Alitalia. E che diavolo, è la compagnia di bandiera!

    L’occasione si è presentata qualche giorno fa, in un volo A/R da Roma a Verona. Stavolta il viaggio non è per lavoro, ma una breve vacanza in famiglia.
    Acquisto i biglietti e un bagaglio aggiuntivo da imbarcare.

    Innanzitutto scopro che il check-in online è possibile farlo solo 24 ore prima del volo, quando anche con la più piccola delle compagnie low cost con cui ho volato, avrei potuto farlo almeno una settimana prima.
    Ma questo non è un vero problema, solo una seccatura.
    Il problema si manifesta quando finalmente posso fare il check-in e scopro che il bagaglio in più che ho comprato non risulta nella prenotazione.
    Non è un dramma, mi dico, stampando la ricevuta dell’acquisto dal sito GoToGate.com.
    All’andata arrivo al banco del check-in e faccio leggere al dispositivo automatico la carta d’imbarco stampata, ma quando provo ad inserire il bagaglio, mi porta alla sezione per il pagamento. Non ci siamo.
    Spiego il problema ad un tizio col badge Alitalia il quale mi indica una fila lunghissima alla quale rispondevano 3 addetti. Prendo un lungo respiro e mi preparo all’attesa. Forse sarei dovuto arrivare prima.
    Quando tocca a me, la signora dietro il banco conferma che in effetti il bagaglio l’avevo acquistato e mi fa imbarcare la valigia. Dopodiché scappo ai controlli, perché nell’attesa stavo rischiando di perdere il volo. Giusto per cominciare la vacanza senza stress…

    Al ritorno invece non sono altrettanto fortunato.
    Innanzitutto non ho fatto il check-in online perché sarebbe stato complicato stampare le carte d’imbarco, e poi sapevo che avrei dovuto fare la fila in ogni caso per la questione del bagaglio. Arrivo al banco del check-in, ma la signorina dice che il bagaglio in più non risulta. Le mostro la ricevuta del pagamento effettuato. Ma niente. Il bagaglio non risulta.
    “Lei non ha fatto l’acquisto tramite il nostro sito e i sistemi non si sono parlati, quindi non siamo responsabili. Deve pagare il bagaglio.”
    “Mi scusi, ma l’ho già pagato. Questa è la ricevuta!”
    “La vedo signore, ma a noi non risulta. Se vuole imbarcare il bagaglio, deve pagare.”
    Se vuole… come se avessi scelta!
    “Ma non potete semplicemente risolvere voi la cosa con GoToGate.com? Io ho pagato per un servizio, non trovo giusto dover pagare di nuovo.”
    “Mi dispiace, ma non possiamo fare nulla. Il problema non è nostro.”
    Morale della favola… mi è costato ben 48 €. 40 € per il bagaglio e 8 € per i “diritti di biglietteria”, qualunque cosa significhi.

    Credo comunque che l’ultima frase della signorina al banco sia indicativa. “Il problema non è nostro”, il problema è tuo, cliente. Anche se mi fai vedere una ricevuta di pagamento, anche se all’andata hai avuto lo stesso problema ed è verificabile, anche se imbarcare un bagaglio di fatto non rappresenta un costo per l’azienda, anche se ti faccio fare il check-in solo all’ultimo momento per evitare che tu abbia il tempo per trovare una soluzione. La questione è che se un problema c’è, è solo tuo.

    Ho sempre pensato che il valore di una società (e in generale delle persone) si stabilisca dalla sua capacità di problem solving. È nei momenti di crisi tiriamo fuori ciò che siamo davvero, rendiamo noti i nostri valori e le nostre priorità.

    Il valore di Alitalia che ho percepito è “ho cose più importanti a cui pensare che occuparmi dei clienti.”

    Tanti auguri per un futuro radioso. Ma io con voi non ci ricasco più.

  • 02 Mag 2017

    Paranoia e paranoici – ovvero, se l’avessi visto in un film non ci avrei creduto

    Siamo in fase di ricerca location per il film La voce del lupo che gireremo tra ottobre e novembre. In generale sta andando tutto bene, ma gli intoppi capitano sempre. Quello di oggi, però, non ha precedenti.

    Andiamo a visitare l’esterno di una casa al limitare del bosco. Solo l’esterno, perché l’interno è pericolante.
    Abbiamo un appuntamento col proprietario, ma siamo anche accompagnati da un suo conoscente.
    “Con chi devo parlare di voi?”, chiede dopo che io, Regista, Scenografa e Location Manager ci siamo presentati. Tutti gli indici puntano su di me.
    “Ah bene… venga qui.” Prende dall’auto una cartellina, ne tira fuori un foglio e me lo porge. Leggo l’intestazione che dice Dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà.
    “Che cos’è?”, domando perplesso.
    “Una autodichiarazione”, risponde letteralmente alla domanda.
    “Sì, lo so… ma cosa dovrei dichiarare?”
    “Deve dichiarare quali sono le sue intenzioni su questa casa. Lei lo compila, lo firma e poi possiamo prendere un accordo.”
    Ok, non sarà un appuntamento facile, penso.
    “Possiamo vedere prima la casa?”
    Il proprietario appare un po’ seccato, ma si riprende il foglio.
    Ci fa strada attraverso un sentiero di erba alta e non curata. La casa è poco più di un rudere, ma possiede alcune delle caratteristiche che stiamo cercando.
    Io mi tengo vicino al proprietario. Il Regista comincia a guardarsi attorno. Il Location Manager si piazza in mezzo al prato e comincia a pensare ai problemi logistici. La Scenografa tira fuori il cellulare e inquadra la casa per scattare una foto.
    “No! No! No! No! No! No!”, urla il proprietario, rivolgendosi alla Scenografa. Tutti ci voltiamo a guardarlo, ma non capiamo quale sia il problema. “Non può fare delle foto! Al massimo doveva chiedermi il permesso. Uscite tutti fuori di qui!”
    Mi sento un po’ stordito… acconsenti a fare un sopralluogo per riprese cinematografiche e poi non vuoi che si facciano foto alla casa?!
    Vabbè, comunque è inutile parlare con persone così, per cui faccio cenno a tutti di andarcene. Ma il proprietario si avvicina alla Scenografa e le strappa il cellulare da mano.
    “Lei non si doveva permettere! Adesso requisisco il telefono per accertamenti… poi vediamo!”
    Ora si dà il caso che la Scenografa sia anche mia moglie e il fatto che il tipo le abbia di fatto rubato il telefono mi fa girare le palle.
    “Restituisca il telefono a mia moglie. Immediatamente!”, gli urlo contro e dopo meno di un secondo ripeto la frase ad un tono più alto, nel caso non avesse capito che le cose sarebbero andate in escalation velocemente.
    Il Location Manager gli si piazza davanti, sovrastandolo di una decina di centimetri, ma senza dire nulla. Il proprietario si vede perduto, non sa che fare. Arriva in suo aiuto la Scenografa, che gli si rivolge come ad un pazzo: “Non ho fatto nessuna foto, guardi lei stesso”, e gli permette di scorrere alcune immagini dalla gallery.
    Il paranoico comincia a scorrere le immagini come se volesse vederle tutte.
    “Ci sono migliaia di foto, se vuole vederle tutte ci vorranno giorni”, gli dico. Oltretutto mi infastidisce anche possa vedere le foto di mia figlia.
    Il tipo annuisce, mediamente soddisfatto (ma comunque seccato), e restituisce il telefono alla Scenografa.
    Ci avviamo tutti di nuovo sul sentiero e guadagniamo l’uscita.
    Stiamo per salire in auto, ma il proprietario, non contento, si rivolge ancora alla Scenografa: “Se ha fatto qualche foto non può farne nessun uso, ha capito? Io la diffido, altrimenti mi rivolgerò al mio legale.”

    Ora, le facciate esterne delle abitazioni, soprattutto se sono visibili da una via pubblica, possono essere fotografate e riprese senza alcun problema, purché non si riprendano gli interni. Fatto salvo per gli edifici la cui immagine è tutelata dalla Soprintendenza ai Beni Culturali. In quel caso è necessario un permesso e una liberatoria, ma sempre e solo se si vogliono utilizzare per uso commerciale, altrimenti non c’è problema.
    Stavo per dirlo, ma poi ho pensato che non mi trovavo di fronte ad una persona che avrebbe potuto capire un ragionamento del genere, per cui ho optato per una risposta più semplice.
    “Ma chi te se ‘ncula!”

  • 13 Apr 2017

    Una settimana in Costa Azzurra…ma al MIP TV

    La frase “Vado una settimana in Costa Azzurra” , di solito fa venire in mente qualcosa di più rilassante.
    Andare al MIP TV, come in realtà ad ogni mercato del cinema o della televisione, è impegnativo e stressante, ma con tanti punti a favore.

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    La prima cosa che noti quando arrivi a Cannes è la bellezza del luogo, il colore delle spiagge e la ricchezza degli hotel. Una location che davvero è difficile da battere.

    Parlando da appassionati, è bellissimo il poter vedere le serie in anteprima e inoltre sul grande schermo. Sapere cosa ci sarà nei palinsesti televisivi della prossima stagione qualche mese prima del pubblico è affascinante.

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    Parlando invece da professionisti, i numeri sono interessanti: 3500 Aziende, 10.000 Partecipanti ,142 Conferenze.

    Non è possibile assistere a tutto, ovviamente, ma abbiamo avuto la fortuna di ascoltare Roy Price, Head of Global Content di Amazon Prime. L’argomento era interessante, tutti noi produttori vorremmo vendere ad Amazon come a Netflix, o magari co-produrre con loro.Ma ancora più interessante è stato notare come, in una settimana di completi scuri, tailleur e vestitini glamour, Mr. Price si è presentato con un chiodo con le fibbie cromate e gli stivaletti di cuoio, come un novello Fonzie.
    Perché lui se lo può permettere!

     

    Il primo giorno, a ora di pranzo nello stand Rai spunta Vissani! E ovviamente non da solo, ma con staff al completo e piatti al seguito.
    Ovviamente si va tutti a mangiare da Mamma Rai…. perché si sa come sono le mamme italiane.

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    Nel complesso è stato un bellissimo mix di serio e faceto, mentre migliaia di persone parlano di business, contratti, clausole e soldi, ti passa accanto uno vestito da tigre o da astronauta. Vecchio e nuovo si rincorrono e si alternano senza soluzione di continuità, di fronte alla locandina di The Son, nuova serie Sonar Entertainment fa bella mostra la locandina dei Barbapapà della televisione francese, e poco più in là, a grandezza naturale, l’aitante e super abbronzato The Rock ci ricorda che …a volte ritornano!

    Questo è il magico mondo del business dell’intrattenimento

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  • 09 Apr 2017

    Cercasi produttore disperatamente

    In questi giorni, girando sui social, mi è capitato di leggere diversi post di aspiranti autori che si lamentano di non essere ascoltati, di non aver mai avuto una possibilità. Lamentele su lamentele, condite dalla solita illusione che all’estero (in America in particolare) la cosa sia diversa, che lì le opportunità ti cadono addosso e i produttori capiscono l’arte meglio che in Italia.
    Nessuno riflette mai sul fatto che tutti quelli che lavorano nei supermercati o fanno i camerieri a Los Angeles, aspirano a scrivere o dirigere film, o magari ad interpretarli. Se fosse questo paradiso che pensate, come si spiegherebbe questo?
    Se hai mandato centinaia di email ai produttori e nessuno ti ha mai risposto, ci sono alcune domande che dovresti porti:
    a) sei abbastanza bravo? A questa domanda non si può rispondere con “Mia madre dice di sì”. Per scoprire se sei bravo davvero, innanzitutto dovresti fare un reale esame di coscienza su quanto tempo hai dedicato allo studio. Poi pagare un professionista serio che legga il tuo materiale e ti scriva una relazione sincera.
    Non è una spesa eccessiva ed è un investimento che andrebbe fatto.
    b) il prodotto che stai proponendo, ha un mercato o è solo una tua pippa mentale? Considera che, esattamente come te che vuoi essere pagato per quello che scrivi, anche il produttore deve portare a casa lo stipendio, perché non è una categoria fatta di gente ricca di famiglia, di magnati che sperperano soldi in giro.
    Il cinema è un’industria culturale, dove la componente artistica è importantissima, ma lo è anche quella industriale.
    c) se nessuno ti ha mai risposto, poniti il quesito che forse restare col culo dietro un pc ad inviare email non sia la strada più giusta da battere. Comincia a frequentare festival e mercati, prova a crearti un network.
    d) ma soprattutto sei certo di essere un autore o è solo che vorresti tanto diventarlo? C’è una profonda differenza tra l’avere un sogno e avere anche le capacità di raggiungerlo.
    Essere onesti con sé stessi e conoscersi a fondo è difficile, ma è una strada che bisogna intraprendere se vuoi fare una carriera artistica.
    In ogni caso, qualunque cosa tu decida di fare, smettila di lamentarti!!
  • 29 Ott 2016

    “The man with the Magic Box” al via le riprese della nuova coproduzione internazionale

    14906897_1857364064496710_3529954525021328069_nEsattamente un anno fa, durante il festival del cinema di Roma, conoscemmo Roman e Iza, i produttori della polacca Alter Ego Pictures. Ci trovammo bene già a livello istintivo, e quando ci proposero di entrare in co-produzione col loro ambizioso progetto, ci mettemmo subito a studiare la sceneggiatura per capire come poter entrare.
    Lo script si intitolava “The man with the magic box”, scritto da Bodo Kox, con il quale avevano ottenuto una menzione speciale a Cannes. (http://culture.pl/en/tag/the-man-with-the-magic-box)
    Una storia brillante e ben organizzata. Originale nel suo svolgimento.
    Il precedente film di Bodo, “The girl in the wardrobe”, era così interessante da vincere, tra gli altri, anche al Roma Indipendent Film Festival.

    In realtà non dovemmo discuterne gran che al nostro interno, avevamo trovato un progetto su cui puntare.
    Rispondemmo di sì e avviamo formalmente la collaborazione, che è andata avanti per tutto il 2016.

    Finalmente, siamo felici di annunciare che il 4 novembre a Varsavia partiranno le riprese di “The man with the magic box”, per la regia di Bodo Kox. Una produzione Alter Ego Pictures, in co-produzione con Vargo Film.
    Ci accompagnerà in questa avventura internazionale anche il nostro caro amico Sandro Di Stefano, che proprio qualche giorno fa ha vinto il premio Chioma di Berenice (http://www.cinemaitaliano.info/news/38397/premio-chioma-di-berenice-la-miglior-musica.html)

    Il cast è composto da attori polacchi di primo piano e già solo i primi scatti con i costumi di scena, promettono davvero bene… ma giudicate voi stessi

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  • 14 Ott 2016

    IMAGO allo specchio

    Non potevamo certo continuare a parlare dell’immagine dei nostri clienti, senza rinnovare la nostra.
    Ed è così che 10 anni dopo la nascita di IMAGO abbiamo affidato il nostro rilancio (in termini di immagine, naturalmente) a Propaganda Design, formata da professionisti a noi molto affini, con cui è stato bello confrontarsi.

    Lavorare alla realizzazione di un nuovo sito è un po’ come guardarsi allo specchio, ma con gli occhiali da vista. Sei costretto a fermarti ad osservare cosa hai fatto nell’ultimo decennio, a tirarne fuori il meglio certo, ma anche inevitabilmente a farti due conti. Quando abbiamo trovato il tempo di fare tutto questo?
    In realtà, gli anni da quanti giorni sono composti?

    Perché questo lavoro è così. Dopo un po’ te le dimentichi le notti insonni al computer, le giornate di set da 16 ore, lunghi spostamenti per girare qualche inquadratura. Tutto viene dimenticato di fronte al prodotto finale.

    Amo molto una famosa frase di Confucio che recita: “Scegli un lavoro che ami, e non dovrai lavorare neppure un giorno in vita tua”. Noi ci rivediamo in questa frase. Amiamo quello che facciamo e siamo fermamente determinati a continuare su questa strada ancora per tanto tanto tempo.

    P.s. Menzione Speciale a Graziano Panfili, che è riusciuto con i suoi scatti a non farci sembrare poi tanto male.

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